Tutti ricorderanno il caso di Tiziana Cantone, 31enne suicida a causa di un video hard pubblicato su internet, poi divenuto virale. La giovane, appena vide pubblicato il video a suo danno, denunciò le cinque persone, complici, a suo dire, della condivisione e divulgazione del suddetto. All’epoca dei fatti, la giovane aveva girato un video dove si vedeva lei con un ragazzo, che definirono l’amante di Tiziana, mentre eseguiva un rapporto orale allo stesso. Il video, pubblicato poco tempo dopo l’atto sessuale, divenne virale.

Al che la giovane, su consiglio della famiglia e del suo legale, iniziò una serie di denunce e decise anche, sempre su consiglio delle persone più care, di cambiare vita. Si trasferì al nord Italia, per cominciare una nuova vita e scappare dai pregiudizi, ma la situazione non cambiò. I demoni continuarono a tormentarla. Così, un anno fa, l’estremo gesto: si suicidò nella casa natale.

Dopo la morte della giovane donna, la madre ha proseguito la battaglia per la figlia, la quale non voleva solo che il video venisse cancellato dalla rete, ma che i colpevoli pagassero per l’orribile gesto. Purtroppo dopo tante battaglie, oggi la Procura di Napoli ha chiesto l’archiviazione con riguardo al reato d’induzione al suicidio. Le indagini hanno dimostrato, oltretutto, che il cellulare di Tiziana non è mai stato rubato – come inizialmente denunciato – mentre i cinque amici che erano stati indicati responsabili divulgatori del video si sono rivelati estranei alla vicenda – per questo motivo, il fidanzato (ex) resta indagato per calunnia in concorso con la stessa Tiziana.

A un anno dalla morte di Tiziana Cantone, il cui corpo fu ritrovato impiccato con un foulard nella cantina di famiglia il 13 settembre 2016, la madre dichiara: «Ci sono troppi colpevoli che devono pagare e io non mi fermerò fino a quando non otterrò giustizia per mia figlia».

La sua morte ha sconvolto le vite di molti e la madre promette giustizia. La donna ha dichiarato, dopo la scoperta dell’archiviazione, che anche non sapendo come abbia argomentato il Pm la richiesta di archiviazione, lei lotterà fino a quando non verranno identificati tutti gli autori di questa violenza che ha subito la figlia. Atto di cyber-bullismo continuo nei suoi confronti anche dopo la cancellazione del video in rete.

Anche se gli inquirenti ritengono che non esista un responsabile per il suicidio di Tiziana, è inconcepibile che tutto finisca in un nulla di fatto.