I parenti di un paziente anziano cardiopatico morto nel Pronto Soccorso dell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli hanno scatenato nel pomeriggio di ieri una violenta rissa alla notizia del decesso e danneggiato suppellettili e materiale sanitario.

Alcune persone, parenti del paziente morto, hanno schiaffeggiato e malmenato un infermiere, aggredito a calci e pugni una guardia giurata e colpito al volto un carabiniere di una pattuglia intervenuta per rimettere ordine. I tre aggrediti sono stati costretti a ricorrere alle cure dei medici.

Più grave dei tre è la guardia giurata, che ne avrà per almeno 20 giorni a causa di un trauma alla mascella.

Sul posto sono intervenute diverse pattuglie di Carabinieri che hanno consentito la ripresa dell’attività del pronto soccorso e avviato le indagini per identificare i violenti, parenti del paziente morto.

Non è la prima volta che accadono episodi di aggressione a medici e infermieri.

A maggio scorso un medico 46enne in servizio presso il pronto soccorso dell’ospedale San Paolo è stato picchiato con un bastone da una paziente. Dieci giorni di prognosi per lui, e la rottura del monitor di uno dei computer di cui è dotato il pronto soccorso.

La donna era giunta in ospedale per varie problematiche fisiche collegate alla sua condizione di ex tossicodipendente e alcolista. Durante l’attesa, la donna aveva cominciato a dare in escandescenze. Il medico di turno aveva tentato di calmarla, ma è stato aggredito.

Altro episodio sempre a maggio a Giugliano.

Un’operatrice del pronto soccorso dell’ospedale San Giuliano è stata presa a pugni da un paziente.

Un 70enne, che si era recato nella struttura per essere visitato, è andato in escandescenza quando gli hanno detto di attendere il proprio turno in quanto codice giallo. Per la donna due pugni, uno al volto e un altro alla nuca, che le hanno causato una frattura alla bocca e la rottura di un labbro.

O ancora il caso dell’infermiere accoltellato al Cardarelli.

Medici e infermieri devono troppo spesso e con un senso di accettazione e rassegnazione generale rischiare la propria incolumità e a volte la propria vita mentre cercano di curare e salvare quella degli altri.