Mentre tutti i cittadini di Napoli sono chiamati alla responsabilità civica e a differenziare i rifiuti, molte zone d’ombra emergono sul sistema della raccolta differenziata a Napoli.



Innanzitutto molti quartieri di Napoli sono scoperti, nel senso che qui la raccolta differenziata dei rifiuti non è mai arrivata: non tutti i palazzi della città sono stati dotati di cassonetti per umido, carta, indifferenziata; vi sono solo le campane per vetro e plastica in alcuni punti e i vecchi cassonetti. Il risultato è che in questi casi si continua a buttare tutto insieme. Spesso le campane per vetro e plastica diventano discariche di rifiuti di ogni genere poiché la gente, già di per se non educata al rispetto altrui e dell’ambiente, non potendo certo tenersi in casa i sacchetti di rifiuti li deposita per terra al di fuori delle campane verdi e gialle. Là dove permangono i vecchi cassonetti, questi sono stracolmi poiché vi si butta qualsiasi tipo di rifiuto.

Addirittura c’è chi scende dai Camaldoli con l’auto portandosi con se i sacchetti con ogni genere di rifiuto per buttarli nei cassonetti di altri quartieri. E restando in zona, non si differenzia neanche la carta: palazzi e villette mai dotate degli appositi cassonetti bianchi. La conseguenza è che carta e cartoni vengono gettati nell’indifferenziata, spesso anche con il vetro, dal momento che esistono solo 2 campane verdi posizionate molto lontane dalla maggior parte delle abitazioni ed è disagevole percorrere chilometri a piedi per buttare bottiglie di vetro. La domanda è: che fine fanno tutti questi rifiuti mal differenziati? Chi li separa? Nessuno, dal momento che i contenitori vengono svuotati direttamente nei camion compattatori: nessuno controlla cosa c’è dentro, per cui è ragionevole pensare che tutto finisca insieme. Allora che senso ha differenziare, lì dove lo si fa con accuratezza e responsabilità civica dei cittadini? Se poi neanche aziende e istituzioni non lo fanno, come si può chiedere ai cittadini di essere responsabili? Un esempio su tutti: l’ANM, l’azienda di trasporto pubblico di Napoli non differenzia i rifiuti. Avete presente i cestini bianchi, gialli e azzurri presenti sulle banchine della metro? La gente vi butta qualsiasi cosa, spesso senza neppure accorgersi del colore diverso. Una volta pieni, l’addetto alle pulizie di turno, prende i sacchetti, li chiude e li ripone fuori all’ingresso della fermata della metropolitana dove ha svolto il turno. L’indomani passa, o almeno dovrebbe farlo, il camioncino nel quale gli addetti dell’Asia, dopo il rito del caffè al bar, lanciano i sacchetti raccolti e ripartono. Il problema è che in quei sacchetti c’era di tutto: plastica, carta, lattine, di tutto. Che fine fanno quei rifiuti? C’è qualcuno che li apre e separa rifiuto per rifiuto? Arduo anche solo pensarlo.

Intanto i condomini che fanno la differenziata come si deve, se sbagliano, prendono multe. L’ANM probabilmente un premio, ferie, permessi. E l’azienda è solo un esempio. Basta controllare seriamente negozi, aziende pubbliche e private per rendersi conto che a Napoli la raccolta differenziata è un grande bluff. A rimetterci i soliti pochi cittadini onesti.