Un grandissimo Napoli annienta il Torino grazie ad una prestazione stratosferica di Mertens che realizza quattro gol. Il Torino nella ripresa ha avuto una reazione d’orgoglio riuscendo a riaprire un paio di volte la partita complice anche un rilassamento generale degli azzurri. Il Napoli di Mertens scavalca cosi il Milan portandosi al terzo posto ad un solo punto dalla Roma seconda.

Napoli-Torino 5-3. Nel segno di Mertens, nuovo fenomeno del gol. Ne segna quattro, uno su rigore e il quarto è una meraviglia: con 10 reti, ha eguagliato il Pipita Higuain in bianconero. Per Sarri il 5-3 (Chiriches, l’altro marcatore) è il segno di una gran salute, ma anche di troppe distrazioni difensive da sistemare. Napoli terzo, sorpasso al Milan e per il Torino di Mihajlovic il terzo ko consecutivo.

Le qualità di collettivo e di qualche star (Mertens e Belotti, per capire) non mancano. E le virtù tattiche di Sarri ben s’accompagnano al temperamento che Mihajlovic sa dare al suo collettivo.

L’attesa è questa, ben sapendo che la salute di Hamsik e compagni, di questi tempi, è buona con tendenza all’ottimo. Ma vederli e ammirarli così freschi, precisi, convinti dinanzi a undici granata in balia degli eventi, beh: non c’era da aspettarselo. Ventidue minuti, ed è già 3-0. Protagonista Mertens che del finto centravanti non ha niente, nel senso che è centravanti vero. Spettacolare.

Scaltro e folgorante al 13′ quando in corsa manda in gol l’assist di Callejon. Deciso al 18′ quando su rigore (il primo di stagione) realizza il 2-0 dopo esserselo procurato. Pronto a tutto al 22′ quando prende una respinta di Hart, e al secondo tentativo scaraventa in rete. La partita è già agli archivi, Mertens si ritaglia un posto nella leggenda del gol: uno appena, a questo punto, meno di Higuain.

E il Torino? E’ negli occhi di Mihajlovic, che non sa dove guardare. E’ nello smarrimento di gruppo, l’incapacità di contenere Hamisik, lo scatenato Insigne, Callejon (non citiamo Mertens), le percussioni di Zielinski e Ghoulam, la palla corta del gioco di Sarri capace di annebbiare ogni minima idea razionale altrui. Dal 3-0 al riposo, sui piedi degli azzurri ci sono altre palle-gol. Dal 3-0 in poi, c’è solo Belotti che prova a infrangere il muro napoletano, con Zappacosta e Ljajic. Possono sperare in uno stato di quiete della banda-Sarri, con tre gol da gestire e il controllo totale del match. Ma sono briciole…

Ripresa. Quelle briciole, comunque, in casa-Toro se le vanno a cercare. E certi toni abbassati da parte azzurra si fanno largo in avvio di ripresa, con palle-gol per Insigne e Callejon, ma anche fatali distrazioni dinanzi a Reina e anche dello stesso Reina, che al 13′ sbaglia un facile rinvio, palla a Ljajic, incursione di Zappacosta, rimpallo con la sfera che finisce dalle parti di Belotti. Il quale, si sa, non perdona. Sarri impreca, il 3-1 non consola Mihajlovic.

L’ingresso di Lukic e quello di Iago Falque, poi la scelta Maxi Lopez, per Baselli, aggiungono munizioni. Beninteso, si è sul 3-1, la partita era e resta nelle mani del Napoli, ferma restando qualche distrazione. Ma quando al 25′ Chiriches, nientemeno, va a raccogliere a porta vuota l’assist di Callejon, ecco che il quadro si ricompone. Il 4-1 può bastare? No, non basta. Reina attraversa un pomeriggio un po’ così, non afferra come dovrebbe la punizione di Ljajic e Rossettini piomba sul pallone firmando il 4-2.

Manca qualcosa? Sì, manca il quasi incredibile gol di Mertens, una meravigliosa palombella in diagonale e in piena area per la sua strepitosa quaterna e il 5-2 del Napoli, cui aggiungere poi il rigore di Iago Falque che rende ciclopica la zona-gol col 5-3 finale. Risultato che certifica l’enorme forza offensiva e collettiva del Napoli, e certe allegrie in difesa da sistemare se si vuole andare lontano. Il Torino scrive nella sua storia questo brutto ko, che tre gol non rendono meno indolore.