Finisce in parità il big match tra Napoli e Juve, che ha segnato il ritorno di Higuain dai suoi ex tifosi. Al San Paolo arriva un 1-1 che cambia le rispettive classifiche, nella prima delle due sfide ravvicinate tra Sarri e Allegri. Al vantaggio immediato di Khedira, bravo a crearsi e a capitalizzare l’occasione al 6′, risponde Hamsik al 60′ con un bel destro a giro. La rimonta degli azzurri riesce a metà, il palo dice di no a Mertens.

L’accoglienza riservata a Higuain, la doppia sfida in pochi giorni e un flebile discorso scudetto sullo sfondo. Napoli-Juve doveva dare risposte al campionato e agli interpreti, e le ha date senza di fatto fare troppe vittime. L’1-1 accontenta i bianconeri che si confermano a +6 sul secondo posto e belli tranquilli in chiave titolo, ma il modo in cui è maturato darà benzina all’entusiasmo ardente degli uomini di Sarri in vista del ritorno di Coppa Italia di metà settimana, dove ci sarà da vincere, e bene.

Il Napoli ha fatto la partita, la Juve gliel’ha lasciato fare complice l’immediato vantaggio di Khedira nell’unica vera sortita offensiva dell’intero match, in una sorta di prova generale per la sfida decisiva del Camp Nou in Champions tra qualche settimana.

La sensazione è stata decisamente quella al San Paolo. Senza nulla togliere al palleggio e alle triangolazioni degli uomini di Sarri, colpiti a freddo dalla percussione centrale di Khedira trasformata in rete dopo un uno-due con Pjanic al limite dell’area, in campo non si è vista la solita Juventus feroce. La tecnica partenopea ha costretto gli undici di Allegri a giocare con un baricentro basso, ma le due linee strette nella propria trequarti per buona parte del match sono state una novità nella loro essenzialità. L’obiettivo è stato chiaro da subito: togliere lo spazio alle spalle della difesa, là dove Insigne, Callejon e Mertens hanno costruito la loro fama da miglior attacco del campionato. Ma proprio l’ossessiva ricerca dell’imbucata giusta a discapito di qualche conclusione dalla distanza, abbozzata ma mai tentata, hanno reso il primo tempo una sfida attacco contro difesa, ma senza grandi occasioni per sporcare i guanti concesse a Buffon. Le due conclusioni dal limite di Hamsik sono state sprecate con un brutto calcio, mentre lo slalom di Insigne sul finire della prima frazione non ha trovato il lieto fine al traguardo. Il tutto con una Juve ordinata e mai in sofferenza sugli esterni, con i movimenti di Callejon assorbiti da Asamoah e Insigne costretto a rientrare in mezzo al campo. Uno scenario che i bianconeri troveranno sicuramente in casa del Barcellona nel ritorno dei quarti di finale di Champions dove, se il modulo rimarrà lo stesso, Mandzukic probabilmente non ci sarà vista la difficoltà a contenere le folate offensive di Hysaj.

Nella ripresa il copione cambia nel giro di un quarto d’ora quando sale in cattedra Hamsik, decisamente più centrato nella manovra rispetto ai primi quarantacinque minuti. Dopo un tiro a giro a sfiorare l’incrocio di Insigne, lo slovacco fa le prove generali del gol sfondando centralmente la linea difensiva bianconera, concedendo a Mertens la conclusione dal limite che Buffon non trattiene e Callejon insacca, ma in fuorigioco. Poco dopo però arriva l’azione buona con una grande triangolazione Hamsik-Mertens che sorprende Lichtsteiner e permette al capitano azzurro, di prima intenzione, di battere Buffon. Uno schiaffo che fa traballare la Juventus che poco dopo è fortunata sul retropassaggio sciagurato di Asamoah, col rimpallo Buffon-Mertens che non trova lo specchio della porta così come il disperato tentativo del belga, che s’infrange sul palo. Nel finale di gara Sarri e Allegri provano anche a vincerla inserendo giocatori offensivi come Zielinski e Rog da una parte e Dybala con Cuadrado dall’altra, ma l’unica vera occasione per rompere l’equilibrio arriva a tempo scaduto con il solito taglio profondo di Callejon. Il primo della partita, oltre il 90′.

Se fosse stata davvero una prova pre-Barcellona, Allegri può ritenersi soddisfatto almeno quanto del punto raccolto. E molto più di Sarri, che perde due lunghezze dalla Roma.