Il Napoli è stato eliminato ad un passo dalla storica finale di Europa League, 26 anni dopo la magia di Stoccarda. Ma quella si che era una squadra magica. Questa una squadra non lo è mai stata.

Si diceva che il Dnipro era una squadra modesta, ed è vero, ma solo sulla carta. Ma non sono le carte a fare le squadre, bensì gli uomini che vanno in campo e gli uomini che allenano. E questo Napoli di uomini ne ha veramente pochi. Gli azzurri sono stati surclassati per 95 minuti sul piano fisico e tattico. Mostruosa, quasi vergognosa, la differenza atletica tra le due squadre. Ucraini sempre primi sul pallone, in ogni zona del campo, sempre pronti a raddoppiare, sempre in pressing a tutto campo, sempre in anticipo sugli avversari, preponderanti nei contrasti. Spesso i giocatori del Napoli cadevano come fuscelli. Questa è una signora squadra, che sa mettere a frutto i suoi punti di forza (atletismo, difesa, compattezza) e coprire i punti deboli (carenza tecnica individuale).

Ieri è stato ancor più lampante il fatto che il Napoli non è una squadra: reparti slegati tra loro, distanti, ognuno sembrava giocare per se, ognuno sembrava inconsapevole di cosa fare. E questa, signori miei, è una pecca dell’allenatore. Allenatore che, tra l’altro, ha sbagliato la formazione iniziale. Fuori Hamsik e dentro Gabbiadini, irriconoscibile, non ha toccato un pallone. Ma soprattutto si è palesato l’errore di formazione con in campo ancora una volta uno spento Callejon e fuori Mertens, che, non appena entrato ha fatto vedere di essere l’unico in forma tra tutti gli attaccanti del Napoli. Nei pochi minuti che ha giocato ha spronato la squadra, ha saltato sempre il diretto avversario, creando scompiglio in area di rigore, e sfiorando il gol. L’unico che gli avversari non riuscissero a tenere. Uno così, non si tiene in panchina caro Rafa, ci si dà un pizzico sulla pancia, si abbandonano i propri dogmi oltranzisti, in virtù di uno scopo superiore, uno scopo di squadra: vincere. Contava solo quello.

Le parole stanno a zero: “abbiamo avute 4 palle gol”, “abbiamo fatto un assedio finale”. A zero stanno anche le scuse “ennesimo gol irregolare del Dnipro”. Ma proprio queste frasi del tecnico sono indicano implicitamente le carenze del Napoli. Una squadra che, contro una ritenuta inferiore a detta di tutti, è costretta all’assalto finale confusionario buttando i palloni in area inutilmente, dal momento che colpitori di testa non ne abbiamo, invece di assumersi la responsabilità di tirare da fuori, visto che tiratori ne abbiamo (Gabbiadini, Insigne, Inler, Hamsik) non è una squadra. Giocatori spaesati che per 70 minuti non hanno fatto altro che passare il pallone indietro, tra difensori e centrocampisti, in modo stucchevole per colpa degli avversari che marcavano ottimamente i compagni. Guardate che nel calcio ci sono anche gli avversari eh? Nessuno che si è preso la responsabilità di fare un tiro da fuori, a parte il solo Mertens. Se poi anche Higuain sbaglia un gol fatto a tu per tu con il portiere al 7 minuto di gioco, senza più riprendersi dallo shock e perdendo da allora tutti i contrasti e sbagliando tutti i passaggi, è il preludio alla disfatta. Perché di disfatta si tratta. Lì si sarebbe dovuto lanciare Zapata nella mischia e poi lanciare tutti i palloni in area perché è l’unico giocatore azzurro che ha fisico e combatte  e poteva combattere con gli avversari e, quantomeno, creare spazi. Ma Zapata era in tribuna, per decisione di Benitez che ha preferito portare un difensore in più (Henrique), in una partita da vincere a tutti i costi. E il “cambio da Champions” avvenuto nel finale, Henrique per David Lopez, la dice tutta sulla confusione totale in cui è piombato il tecnico in procinto di lasciare Napoli. Voleva lasciarla con la vittoria dell’Europa League. Ora la lascerà senza coppa e senza Champions.

Restano tre partite di campionato. Con 3 vittorie il Napoli potrebbe forse arrivare anche secondo. Il Cesena retrocesso, in casa; la Juventus a Torino, nell’ultima casalinga della stagione per i bianconeri; lo scontro diretto con la Lazio, terza, al San Paolo, all’ultima giornata. La matematica dice che è possibile. Il problema è quello che pensano i giocatori e il tecnico, ma non a parole. Perché quelli visti ieri, a Parma, ad Empoli, forse saranno in grado di fare al massimo 2, 3 punti in queste tre partite, non certo 9.

Certo è che i tifosi e la città meritavano ben altra annata, soprattutto dopo i soliti proclami estivi pre-campionato…