Elezioni comunali 2018: brogli a Torre del Greco

Centinaia di uomini della polizia e dei carabinieri hanno controllato i seggi elettorali durante il primo turno delle elezioni comunali a Torre del Greco di domenica 10 giugno. Ora emergono i primi dettagli dell’inchiesta della procura di Torre Annunziata sul voto di scambio nella città campana. Alla base dell’intervento degli investigatori ci sono una serie di esposti e confidenze precedenti alla giornata del voto. S’indaga sull’ipotesi che vedrebbe assunzioni in un consorzio per l’igiene pubblica con posti a tempo determinato per sei mesi e 500 euro di compenso mensile, tramite un’agenzia interinale di Napoli, in cambio di voti. Tra le persone “beneficiarie del posto di lavoro”, ci sarebbero anche gli otto indagati, alcuni dei quali vicini al clan camorristico Falanga.

Per questo le forze dell’ordine sono state disposte in forze nei giorni precedenti e durante le operazioni di voto nei pressi dei seggi effettuando una serie di appostamenti e pedinamenti. Poi il sequestro dei cellulari di otto indagati e, infine, anche il controllo dei registri elettorali da cui emergerebbero anche le prime incongruenze nel conteggio come testimoniato dalla relazione depositata alla procura dal giudice Angelo Scarpati della commissione elettorale di Torre del greco.

Secondo i suoi calcoli sarebbero 50 i voti dubbi assegnati in diverse sezioni della città. Ci sono poi le testimonianze di membri dei seggi in cui è avvenuto il misterioso blackout nel corso del quale sono state avvistati degli estranei all’interno dei seggi stessi. Così come molti presidenti sono stati minacciati e hanno dichiarato di aver subito pressioni. Un’organizzazione molto complessa, che deve rispondere dell’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa delle operazioni di voto. 

Non è la prima volta che la provincia di Napoli viene alla ribalta per episodi di brogli e voto di scambio alle elezioni comunali e regionali. E probabilmente non sarà neanche l’ultima. Se non si risolve l’enorme disagio sociale ed economico di buona parte della popolazione meridionale, ci sarà sempre qualcuno disposto a “vendere il proprio voto” e, di conseguenza, qualcuno a comprarlo. Un fenomeno che, non a caso, si radica soprattutto nelle periferie del Sud Italia.