Campionato falsato, Napoli lasciato solo contro tutti

Sabato sera a Napoli tutti avevano guardato con occhio interessato Inter-Juve. Si erano sentiti nitidi i mortaretti al vantaggio nerazzurro, era stato fragoroso il silenzio al gol decisivo di Higuain.

La città si era svegliata, però ugualmente speranzosa ieri mattina per il proseguimento del campionato, in tanti erano partiti dalla stazione – dove gli azzurri erano stati travolti dall’entusiasmo della gente tanto da dover cambiare itinerario – in direzione Firenze. Stavolta però, al ritorno, non c’è stata l’accoglienza trionfale a Capodichino per Koulibaly e compagni.

Napoli è piombata nello sconforto sin dall’espulsione del senegalese, il simbolo del trionfo in casa della Juve. Poi una lunga agonia fino al triplice fischio di Mazzoleni che ha sancito il 3-0 della Viola. Da quel momento, la delusione è diventata un fiume difficile da arginare. Il tam tam che si diffonde nelle radio e sui social vede principalmente due imputati alla sbarra: in primis Orsato per la direzione sabato che ha condizionato l’esito di Inter-Juve e probabilmente anche la prestazione degli uomini di Sarri, apparsi come svuotati, e poi Aurelio De Laurentiis, contestato a gran voce anche dai sostenitori del Napoli al Franchi e “reo” di non aver rinforzato l’organico a gennaio. Rabbia anche per un precedente beffardo: il 29 aprile del 1990 il Napoli vincendo a Bologna metteva l’ipoteca sul secondo scudetto della sua storia, ventotto anni dopo – nello stesso giorno – ha visto sfumato il sogno tricolore.

Quattro lunghezze di distanza, come prima dello scontro diretto che aveva visto trionfare gli uomini di Sarri, oggi il gap in campionato è sostanzialmente non colmabile: alla Juventus, complice il vantaggio nella differenza reti (criterio che segue la parità assoluta vigente negli scontri diretti), basterà accumulare cinque punti nelle prossime tre gare per laurearsi ancora una volta campione d’Italia. Il suo calendario racconta: Bologna in casa (quasi salvo matematicamente), Roma in trasferta (già sicura quasi sicura della Champions), Verona in casa (con un piede e mezzo in B). Salvo clamorosi colpi di scena al momento non ipotizzabili, ai bianconeri basterà fare il minimo indispensabile nelle due abbordabili sfide casalinghe per aggiudicarsi il 7° scudetto consecutivo.

Inter-Juventus è stata la sfida decisiva per lo scudetto: espulso Vecino per fallo su Mandzukic, dopo che Orsato aveva optato per l’ammonizione (il Var non avrebbe potuto agire per una condotta del genere), lo stesso direttore di gara grazia in due occasioni Pjanic, già ammonito in precedenza. E non ristabilisce la sacrosanta parità numerica. L’Inter, nonostante tutto ciò, aveva trovato la forza per ribaltare la contesa anche in inferiorità numerica: la rete del solito Icardi, poi l’autogol di Barzagli – provocato da un’azione di forza di Perisic – fotografia della fine dell’impero bianconero. Juventus al tappeto, scudetto inevitabilmente verso Napoli. Lo scenario cambia ancora negli ultimi minuti: Spalletti fallisce miseramente le sostituzioni, manda inspiegabilmente in campo Santon al posto di Icardi e l’esterno nerazzurro si rivela colpevole in entrambi i gol che sanciranno la definitiva vittoria della Juventus. Per quanto emerso sul campo da gioco, in parità numerica è piuttosto presumibile che l’esito della contesa sarebbe stato differente. Ragion per cui, la vergognosa condotta di gara di Orsato e il differente metro di giudizio utilizzato nei confronti di Inter e Juventus hanno di fatto condizionato la gara e la contestuale assegnazione dello scudetto.

Il Napoli è sceso in campo con la sensazione di essere stato defraudato. E gli svarioni sono apparsi chiari sin dalle primissime battute di una partita praticamente non giocata: l’espulsione di Koulibaly – proprio il match winner dello Juventus Stadium – la panoramica di un pomeriggio che per quanto concerne le sorti partenopee finisce in quel momento. O che più probabilmente non è mai iniziato.

Chi avrebbe dovuto difendere il Napoli da tutto ciò? Chi avrebbe dovuto far sentire la propria voce? Tutto porta al nome del presidente partenopeo Aurelio De Laurentiis.

Guardate allo staff societario della Juventus: sempre presenti, ossessivamente presenti al limite della legalità e probabilmente oltre, dal presidente Agnelli all’ultimo dei dirigenti. Pronti a supportare la squadra in ogni maniera possibile. La sensazione che ha lasciato in eredità il Napoli, in questi due giorni tremendi, è quella di essere da solo. Poi è vero, in un campionato che non lasci spazio a determinate argomentazioni e dunque a questi sospetti, dovrebbe bastare fare meglio degli avversari per rivelarsi i migliori. In Italia, purtroppo, ciò non basta e non basterà mai. Occorre una convergenza totale tra proprietà, dirigenza e squadra. E una dirigenza importante al punto da poter “influenzare” gli arbitri anche solo con la presenza. In tal senso, al Napoli in questo strano weekend, è mancato un pezzo. Volontà precisa, o madornale errore societario? Il silenzio assordante di queste ore non lascia dubbi.