Sono stati confermati i domiciliari per Giuseppe Varriale, il 24enne accusato di aver provocato la morte dell’ex fidanzata, Alessandra Madonna, sua coetanea.  Il GIP, Barbara Del Pizzo, della Procura Napoli nord, dopo un’udienza di convalida durata poco più di trenta minuti, non crede nell’innocenza dell’uomo, per tale ha confermato il capo d’imputazione come omicidio volontario.

Il giovane di Mugnano, durante l’interrogatorio, ha ripercorso ogni fase dell’accaduto, spiegando nei minimi dettagli agli inquirenti cosa fosse successo quella terribile notte che ha portato via, per sempre, Alessandra Madonna. Giuseppe ha fornito al magistrato la propria versione dei fatti sull’incidente, spiegando ripetutamente di non essersi accorto di nulla e che, appena resosi conto ha prestato subito soccorso alla ragazza. Nell’interrogatorio emergono diversi dettagli in cui il ragazzo spiega quando fosse avvenuto il primo incontro e perché Alessandra Madonna avrebbe voluto un chiarimento quella notte. Spiega che, dopo essersi incontrati in un locale, hanno iniziato a discutere della loro rottura e della possibilità di riprovarci, possibilità chiesta dall’ex ragazza dato che provava ancora forti sentimenti verso di lui. Giuseppe le ribadisce che, a causa dei caratteri troppo diversi, non vuole ricominciare una relazione con lei e si allontana con gli amici per continuare la sua serata, ma la ragazza non si arrende. Verso le 4 del mattino raggiunge il giovane nel viale della sua abitazione, dove lì inizia una seconda discussione.

Giuseppe dichiara: “Appena ho notato l’auto di Alessandra lei è scesa e mi ha seguito a piedi fino al cancello, ho abbassato il finestrino del lato guida e le ho detto che non era il caso di insistere. Capendo che non aveva alcuna intenzione di lasciar perdere, ho deciso di andarmene per rincasare successivamente. Così ho fatto inversione di marcia e me la sono trovata nuovamente sul lato sinistro. Avevo il finestrino abbassato e le ho ripetuto di andare via. A quel punto ho ingranato la marcia e sono partito, ma dopo pochi metri ho sentito un rumore di tacchi sull’asfalto, come se qualcuno mi stesse rincorrendo. Mi sono fermato e sono sceso dall’auto e in quel momento mi sono accorto che Alessandra era a terra, in una pozza di sangue, con il volto rivolto verso l’alto. Nonostante la paura, l’ho presa in braccio e appoggiata prima sul sedile anteriore e poi posteriore. Poi sono corso in ospedale“.

Tra le varie domande poste dal Pm, Giuseppe Varriale non ha saputo spiegare la presenza di un pezzo della cintura della ragazza nell’auto. Ponendo risposte incerte e vaghe, il giudice per le indagini non ha creduto alla versione riportata dal giovane, confermando quindi il capo d’imputazione.

Uniche possibilità di chiarimento e certezza che, secondo gli inquirenti, potranno esser date sull’accaduto, saranno i risultati dell’autopsia e gli esami tecnici delle forze dell’ordine.

Maria Rosaria Ianniciello