Suicida un agente della postale in servizio.

Antonio Rega, agente della polizia postale, si è ucciso nei bagni dell’ufficio in cui lavorava, in via delle Repubbliche Marinare. Il 44enne si è tolto la vita con un colpo di arma da fuoco che non gli ha lasciato scampo.

Il suicidio di Rega è avvenuto alle 9.39 di questa mattina. Secondo quanto trapela l’uomo era stato colpito da una serie di lutti familiari nell’ultimo periodo che ne avevano minato la serenità.

Purtroppo non è un caso isolato nella provincia di Napoli.

Il 4 giugno scorso a Casalnuovo, un 17enne di origini dominicane si è suicidato lanciandosi dal viadotto della stazione La Pigna della Circumvesuviana.

Pare non fosse la prima volta che tentava il suicidio. Il giovane abitava a Napoli con i genitori di origine della Repubblica dominicana e veniva a Casalnuovo per incontrarsi con la fidanzata. A novembre avrebbe compiuto 18 anni.

Solo 15 anni aveva, invece, la ragazzina che il 24 maggio scorso si è lanciata dal quindicesimo piano dell’isola G1 del Centro Direzionale.

Era il 10 aprile, invece, quando la studentessa universitaria Giada De Filippo si è lanciata nel vuoto dal tetto di uno dei padiglioni dell’università di Monte Sant’Angelo.

Prima di lanciarsi nel vuoto avrebbe risposto al telefonino: era il fidanzato che le chiedeva dove fosse, mentre parenti e amici attendevano trepidanti che i docenti universitari chiamassero anche lei a discutere la tesi.

Sono qui, mi vedi, alza la testa“, sarebbero state le ultime parole dette al fidanzato prima di lanciarsi.

Giada aveva raccontato a tutti di aver terminato gli esami di Farmacia, mentre in realtà, probabilmente, non ne aveva dato nessuno e aveva anche comprato le bomboniere per la laurea e prenotato il locale, dove si sarebbe dovuta tenere la festa.

Il dramma interiore che viveva la 26enne era così grande, che non aveva avuto la forza di raccontare neppure a chi le stava più vicino la verità.

“La società liberale è impostata sulla competizione fin dalla nascita per poi, nella maggior parte dei casi, ricevere un pugno di mosche in mano. Ma la questione non è istituzionale ma prettamente sociologica. Gran parte delle famiglie di classe media considera la laurea come uno status symbol, una riscossa genitoriale, una dimostrazione visiva che dia un significato all’operato genitoriale senza preoccuparsi del dopo, il lavoro che manca o il lavoro umilmente precario.

Il genitore oggi non ha consapevolezza della società in cui vive che ha mortificato le nuove generazioni. La loro voglia di riscossa, al dì sopra di tutto, crea ansia e panico verso i soggetti più sensibili.

Le famiglie dovrebbero dare ad ognuno la libertà di scegliere il proprio percorso di vita e capire che l’università non è un obbligo morale nè sociale”. Queste le parole del poeta napoletano Dario Zumkeller in merito all’escalation di suicidi tra la popolazione, specie giovanile, della provincia di Napoli.